Maria Sofia Alleva 2° premio della Sezione Autori – performers

Maria Sofia Alleva 2° premio ActorsPoetryFestival 8th - Portofino Dubbing Glamour Festival 1st

UNA VOCE ORIGINALE NELLA POESIA

Roberto Trovato

Maria Sofia Alleva. Nata a Cuggiono, in provincia di Milano, il primo luglio 1990, ma cresciuta tra Roma e Todi, la Alleva è un’artista poliedrica. In effetti è impegnata con esiti ragguardevoli in tre settori, poesia, danza e teatro. La giovane di cui mi occupo sul blog del Gatto certosino, una delle realtà culturalmente più vitali del capoluogo ligure, grazie all’impegno, alla passione e alla competenza di Rosa Elisa Giangoia, si è diplomata nel 2013 come attrice all’Accademia d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. 

L’incontro col Gruppo Pleiadi

Con il gruppo Pleiadi, in cui è entrata presto, ha partecipato nel 2018 ad un suggestivo spettacolo di teatro danza, Viajo solo, il cui debutto è avvenuto al MUDEC di Milano in occasione di una mostra dedicata a Frida Khalo. La grande pittrice messicana, a cui è intitolata una delle poesie più intense e penetranti della poetessa, la undicesima qui pubblicata, è una donna alla ricerca del suo posto nel mondo. A tale fine intraprende un viaggio di scoperta personale.

Lo stesso itinerario è quello compiuto da Maria Sofia Alleva, autrice e performer segnalata all’unanimità come meritevole del secondo premio alla ottava edizione di ActorsFestival, Va detto che le liriche edite non fanno parte di una specifica silloge. Per un verso questi testi testimoniano il fitto intreccio di componimenti che l’hanno ispirata, e per l’altro la ricchezza dei suoi interessi.  

È un flusso interiore, sono ondate di parole che giungono da lontano. La realtà in me si ricompone in parole, in versi, in frammenti.  Mi sento spettatrice attraversata; il mondo mi fluisce addosso, dentro, si incastra a tratti, è come se si rintanasse in alcune zone di me e se ne stesse lì per un po’.  Poi, viene rigenerato, sintetizzato forse, sotto forma di ritmo verbale. Il vissuto sentito viene condensato. Si auto-ricrea sotto forma di andatura parlata. Io penso il parlato, scrivo perché venga detto, scolpito in voce. Raccontato, esposto, condiviso. Donato. La vita trova un ordine in me, dandosi ritmo, pause e respiri. Va a capo. Si ferma. Rallenta. O finisce. E poi ricomincia.

La Alleva lavora con sapienza su una tastiera sonora suggestiva confermando quanto Ceronetti annotava nel risvolto di copertina di un volume uscito nel 1990, Nostalgia dell’acqua, di Gabriello Leto: «il verso è costruzione, architettura sonora, musica, se non è questo non esiste; rumore e macerie non fanno poesia». (Continua a leggere...)