Massimiliano Fasoli

Massimiliano Fasoli

Un artista dei Media

Annunciamo commossi la prematura scomparsa del nostro amico e vice presidente Massimiliano Fasoli. Geniale in tutte le scelte artistiche ha creato una nicchia eccentrica, di resistenza culturale di alto livello. Massimiliano era riuscito a far luce fra situazioni artistiche apparentemente lontane eppure in grado di (ri) costruire la storia del cinema. Direttore generale di Cult Network Italia fino al 2006, canale culturale della Tv satellitare visibile nei palinsesti Sky, ha ricoperto anche i ruoli di  vice direttore acquisti programmi di Mediaset negli anni 80, direttore Tele+ 1 anni 90.

1° Edizione Tribute to Massimiliano Fasoli. Palazzo della Regione Liguria

Premiata due volte come miglior Canale satellitare europeo, battendo il gigante Canal+, con due ulteriori nomination, sotto la direzione di Massimiliano Fasoli, Cult Network aveva cominciato a produrre il lavoro di Brunatto sul Cinema italiano underground, il magazine Millepiani di Nanni Balestrini e Maria Teresa Carbone, testimoniando le trasformazioni culturali in atto.

Geniale, sempre pronto a valorizzare l’indipendenza e la creatività, come solo un grande direttore di rete sa fare, aprì lo spazio di un Hangar nel vecchio aeroporto di Venezia che vide la partecipazione di ben 5000 persone”  Quando lo abbiamo conosciuto, abbiamo subito capito di avere di fronte un uomo eccezionale. Massimiliano Fasoli, che vita, che romanzo… Ed avevamo immediatamente programmato la conferenza “Schermo delle mie brame” con. focus sul “panopticon” durante il Dubbing Glamour Festival 2022.

Il Premio Cult alla “migliore opera prima” della Mostra internazionale del cinema di Venezia

Massimiliano istituì un premio Cult alla “migliore opera prima” presentata alla Mostra internazionale della Settimana internazionale della Critica a Venezia diretta da Bruno Torri, Adriano Aprà e Gianni Amelio. Nell’accordo con la Biennale di Venezia,  Cult Network si sostituiva letteralmente alla RAI nella ripresa di tutti gli eventi.

FILM.TV

Per cinque anni Cult Network, canale satellitare di un magnate Usa, aprì il XXI secolo italiano facendo scuola e profitti con sostanze allergiche alla società dello spettacolo (e mietendo premi culturali europei): film indipendenti, programmi che non trattavano lo spettatore da idiota, happening, installazioni video, molto Carmelo Bene, vitalità dell’underground, teatro di ricerca, letteratura sperimentale, musica per orecchie post weberniane.

Era quasi un‘Art School dove cinema, politica e filosofia insieme producevano incanti. Cult Network fu assassinata da Sky e il suo direttore generale, Massimiliano Fasoli, che ci ha lasciato prematuramente nel giugno scorso, trattato come Biagi da Berlusconi. Non si scandalizzò “Repubblica”, interrogazioni parlamentari zero.

Cult Network sabotava i modi di produzione vigenti, dolore e sfruttamento non erano super show. I programmi li ideavano giovani visionari senza padrini, collaboratori eccelsi (Balestrini, Brunatto) capovolgevano le gerarchie artistico-ludiche Rai. A Venezia premiava con 10 mila dollari il film più crudele della Settimana della critica, in omaggio ad Artaud.

Massimiliano Fasoli, guastatore addestrato da Garroni, Brandi e Abruzzese, laurea nei club cinema situazionisti, master con Renato Nicolini dell’Estate romana, era un artista dei media, un raro caso di virtuosismo manageriale nell’epoca della tv commerciale in Italia.

Romano, romanista, generazione Sessantotto, ha studiato dall’interno il boom berlusconiano, da vice direttore acquisti programmi di Mediaset (anni 80) a direttore di Tele+ (anni 90). Dopo sconfitte cocenti (la fine del canale PCI Uomo Tv e lo scippo di Rete 4 Mondadori – Formenton) aveva capito, inascoltato, quel che non si deve più fare. (Roberto Silvestri).

SNCCI

Massimiliano Fasoli, raffinato cultore di ogni possibile eccentricità nel campo delle arti visive in movimento. Autore, organizzatore di eventi, direttore di reti tv dedicate al cinema d’autore, mostrò costante predilezione per tutto ciò che offriva un potenziale di resistenza alla standardizzazione delle immagini e, più in generale, alla omologazione culturale. In ricordo di Massimiliano Fasoli

Doriano Fasoli


Massimiliano, fratello, amico, compagno… Condividevamo le stesse passioni (cinema, letteratura, filosofia, arte, politica e, perché no? vino e buona cucina), le stesse amicizie fondamentali. Un rapporto quasi simbiotico. Iniziammo così la nostra discesa nel ventre di Parigi, le ragazze ci salutavano per strada e noi, snobbando qualunque ostello, ci riuniamo in una pensione nei pressi di Pont-Neuf, Le Régent.

I pochi soldi in tasca ci spinsero sempre verso il grande magazzino “Le Samaritaine”, che dapprima ci accolse a porte spalancate, poi decise quasi di chiuderle, frenando così di botto le nostre corse mercuriali quando nei suoi locali tuonava una voce dalla sommità di una scala mobile “messieurs, le fromage”… Prendevamo di rado il metro, che emanava non un odore ma un sentore unico, indimenticabile… Camminavamo instancabilmente, i libri erano calamitati dalle nostre occasionali borse, dai nostri giubbotti… 

Insieme, abbiamo continuato all’infinito a vedere e rivedere Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene, Ultimo tango a Parigi e Le Samourai di Melville. Con delle smagliature negli ultimi anni, ma un rapporto di intenso amore, tenace, inscalfibile... Lascerà profonde tracce, per la sua sensibilità ed onestà intellettuale, in molti di coloro che lo hanno conosciuto.

Marco Salotti


Il nostro caro amico Massimiliano Fasoli se ne è andato, ma non ci ha abbandonato. Sa di esserci ancora. Rivive in noi nella riflessione estrema sul destino dell’uomo che allontana da sé i fenomeni “deiettivi” delle opinioni, della chiacchiera e dell’ambiguità. La morte non interrompe l’essere presente, il tempo non è fatto di attimi che si succedono, ma di tracce infinite, di sentieri che non si interrompono. Anche se la vita fisica non c’è più, rivive nella storia di ciascuno di noi che l’abbiamo conosciuto e amato.Apprezzava il cinema che ripropone il mito della caverna. Le ombre davanti sullo schermo e l’ontologia dietro le nostre spalle. Se ora ti abbraccio, non abbraccio un’ombra, ma un’essenza.

Sapevi che cinema e filosofia si richiamano a distanza. Perché si pongono entrambi una domanda fondamentale. La realtà sussiste o si rappresenta? Ora tu sai dare una risposta. È caduto il Velo di Maia e il telone dello schermo si arrotola nel silenzio.

Roberto Silvestri


Abbiamo attraversato un po’ di storia e di storie insieme. Specialmente nell’epoca della “Repubblica libera” di Campo de’ Fiori, quando erano sempre fuori dai piedi i piedipiatti (soviet supremo festivo Julian Bees, commissari del pop Victor Cavallo, Massimo De Feo, Maria Teresa Presta, Bocchini, Giorgio Braschi. E prima ancora abbiamo, da cuccioli, lottato all’Augusto, liceo di Roma nerissimo, ma dove i fascisti vennero per un po’ di mesi spazzati via dagli imprevisti Kids dei Sixty-Eight, perché le loro code di paglia e i tira pugni modificati impedivano che si studiassero davvero a fondo i misfatti virali del ventennio.

E poi abbiamo ampliato i nostri inconsci cinematografici (non esistevano neppure le cattedre di arti visuali in movimento in quella Italia così ferma e immobile) e molto altro all’art School del “Filmstudio di Annabella Miscuglio, del Rialto, Nuovo Olimpia”, e aperto un cine club, il Politecnico, che poi ha innescato fantastici cortorcuiti nell’etere nazionale (in campo largo con Aprà e Ungari e con l’Occhio, l’ orecchio e la bocca, il covo dalla sensibilità più camp).

Il cinema americano in TV

Prima vedere cinema americano in tv non si poteva quasi perché negli anni 50 e 60 Hollywood i film non li vendeva neppure, per paura della concorrenza alle sale! Quei film con Marilyn e di Aldrich che ci costava tanta fatica recuperare ovunque e farceli tirar fuori dai sottoscala dei Musei, eccoli lì comodamente (o quasi) a casa nostra. Una vittoria fu quella, Berlusconi o non Berlusconi! Quasi come la fine degli orrori Usa in Vietnam e dello sfruttamento operaio d’epoca tayloristica.

Perfino, grazie a Massimiliamo e a Rete 4 di Formenton e oltre, e a Uomo tv, di cui fu l’amato boss, e i 5 anni di Cult Network e arrivarono i gioielli di Bargellini, Grifi, Leonardi Lombardi Lajolo, John Sayles….vi immaginate che epoca sulfurea (e no Pay)?

Max aveva addirittura osato cavalcare, e da dio greco, quelle eteree onde e affrontare poi la scalata al cielo nell’impresa “Gli angeli” che cerco’ di solidificare le energie dell’estate romana nicoliniana, offrendo un altra opzione praticabile, più multiludica e plurale ancora, al cinema digitale e alla civiltà digitale di epoca multiplex che a sinistra si temeva troppo.

Epoche dark

E poi abbiamo attraversato molte altre epoche dark più nascoste, fiancheggiandoci da lontano e combattendo (grazie a Luisa Fallabrino) battaglie impreviste su campi disomogenei o con nemici interiori. Lui in ambienti più ostili dei miei, circondato da mostri (non sempre fertili), e sempre in prima fila, più coraggiosamente. Max aveva uno sguardo speciale. Senza mai dirglielo immaginavo che quel comico barese, adorato da Carmelo e che si chiamava “Carmelo Meglio” e che non ho mai visto, fosse proprio come lui. Ironico, sarcastico e autosarcastico.

Preparato, mai prepotente, sempre appuntito. Occhio prensile. Risata ammmazzacattivi. Vedeva oltre, il fuori (nei territori da cui non facile tornare, come scoprì Foucault). E grazie alle sue zanne affilate il “fuori”, l’aldilà, non sarà mai più come era prima. Quella risata li disseppellirà. Altro che “inutilmente”.

Didi Gnocchi


Ci sono persone che possono cambiare il destino di tante vite. Massimiliano, l’ha fatto, senza saperlo, per pura curiosità intellettuale, con fiducia e apertura. Quando Massimiliano dirigeva CULT, 3D Produzioni, la società che avevo da poco fondato con un piccolo gruppo di autori, si era spinta da un po’ di tempo a raccontare il design in un modo nuovo, che poi sarebbe diventato abituale, ma allora design era uguale a divani, letti, sedie e lampade. Andai a conoscerlo, gli parlai del design come progetto e soprattutto visione, dei designer come sconfinatori: di discipline, limiti, tempi. Non come gli artisti, viaggiatori senza bagagli che non devono (o dovevano) render conto alla società, ma profondamente connessi con essa.

Soprattutto col suo futuro. Gli proposi un programma con un nome che voleva dir tutto e nulla: Ultrafragola, come uno specchio disegnato da Sottsass. Che avrebbe mescolato la storia dei colori, del Boeing 737, di James Dean e della sua maledetta Porsche 356, di un divano a forma di bocca e di uno sgabello da mungitore, di Duchamp e di Castiglioni. Mondi e culture lontani ma uniti da storie di evoluzione straordinarie.
Disse subito sì e furono stagioni straordinarie e occasioni di crescita per molti dei ragazzi che lavoravano con me.

Poi si sa come finì. Il canale chiuse e anche un’epoca di sperimentazione televisiva. Massimiliano è stato il primo a credere nelle nostre produzioni, senza chiederci da dove venivamo e di chi eravamo figli o amici. Che bella storia Massimiliano e che bei giorni.

Alberto d’onofrio


Nell’hangar Sorlini di Venezia nel 2003 abbiamo organizzato una mia videinstallazione/party insieme ad un DJ set con Claudio Coccoluto, Alex Neri e Dj Lottie per lanciare il Canale Cult Network Italia e le mie due docuserie “Performer” (sulla scena della performance in Italia e in Europa) e DJ’s Trip (sui migliori DJ Italiani e sui migliori Party di Ibiza).

Uno dei documentari della docuserie Performer era “Marcel-lì, il “robot di carne” che era stato selezionato appunto alla Mostra del cinema di Venezia del 2003. Il Party si chiamava “Performing Cult” e sono venute 5 mila persone anche se quella sera a Venezia c’erano molti eventi in concomitanza.

È stata la sera più bella della mia vita ed è stata l’unica volta che ho fatto il direttore artistico di un party con videoinstallazione e tutto questo grazie a Max che voleva lanciare le mie prime due docuserie “Performer” e “Dj’s Trip” per Cult e voleva anche lanciare lo stesso Cult e mi aveva chiesto di creare un evento importante alla Mostra del cinema di Venezia del 2003.


Appunti per una conferenza

Arrivava alle sue esperienze televisive da quelle cinematografiche di Schegge di utopia al Film studio 70, dove aveva allestito una Rassegna dedicata al Cinema Underground italiano degli anni ’60 e ’70. Lì trovò visibilità tutto il Cinema underground – non solo italiano ma anche americano, con proiezioni di Kenneth Anger (suo il fondamentale libro Hollywood Babilonia) e Andy Warhol – arricchito dai contributi di Adriano Aprà, Roberto Silvestri, Enrico Ghezzi e molti altri. Massimiliano Fasoli era legato da profonda amicizia alla direttrice artistica Daniela Capurro, conosciuta In occasione della presentazione del libro di Vito MolinariLa mia RAI” al Museo dell’attore di Genova.

Era in procinto ora di  aprire uno Spazio al cinema degli anni 70, quello che salvò l’industria cinematografica italiana dopo l’avvento degli yankees di Hollywood. Un tema già lanciato durante la conferenza del 2022 alla Società Ligure di Storia Patria di Genova.

Salutiamo addoloratissimi un grande amico, sensibile intelligentissimo maestro di vita e ci uniamo con un forte abbraccio al dolore della moglie Luisa e di tutta la famiglia.


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