Grazie al lavoro di Cheick Oumar Sissoko, Roberto Silvestri e Mohamed Challouf, riuniti per raccontarci momenti di storia del Cinema, a Palazzo Ducale sono stato proiettati capolavori della cinematografia africana.
Palazzo Ducale: 26 settembre.

Le proiezioni del cinema africano nascono dalla collaborazione con FEPACI, la Federazione Panafricana dei Cineasti, e con il World Cinema Project della Film Foundation di Martin Scorsese, un’iniziativa dedicata al salvataggio e al recupero dei grandi capolavori del cinema, compresi quelli africani. Muna Moto, La mummia e Sambizanga sono stati concessi dalla Cineteca di Bologna, Guimba direttamente dal suo regista, Cheick Oumar Sissoko. Gli estratti di introduzioni critiche sono a cura di Roberto Silvestri e Mohamed Challouf.
- ore 14:30 Muna Moto (L’enfant de l’autre, 1975), di Jean-Pierre Dikongué Pipa (Camerun) versione originale con sottotitoli in inglese
Girato in Camerun con mezzi di fortuna, in bianco e nero e con gli attori amici del regista dalla comune esperienza teatrale, Muna Moto racconta la storia d’amore tra due giovani camerunensi ostacolata dalla prepotenza del denaro. Ne emerge un ritratto critico del rapporto tra chi ha i mezzi e chi non ha niente, e di una tradizione che, anziché aiutare le nuove generazioni a crescere, finisce per diventare un handicap. Sullo sfondo, il potere di chi ha preso il comando dopo la stagione coloniale francese. È anche un caso emblematico del tema che sta a cuore al Dubbing Glamour Film Festival. Dikongué Pipa scelse di girarlo interamente in francese, rinunciando alla lingua locale, come hanno fatto molti registi africani per poter circolare oltre i confini nazionali. Senza un’industria del doppiaggio, infatti, un film nella lingua originale spesso non può essere distribuito: un doppiaggio culturale imposto dalle circostanze, che il festival invita a discutere.” (Roberto Silvestri e Mohamed Challouf in conversazione)
- ore 16:00 Guimba, un tyran, une époque, 1995, di Cheick Oumar Sissoko (Mali), versione originale con sottotitoli in francese.
Guimba (1995) di Cheick Oumar Sissoko, uscito vent’anni dopo Muna Moto, ne condivide l’originalità. È una fiaba politica in costume e una satira contro le dittature africane. Il protagonista è un tiranno sadico che mette in scena il proprio potere fino all’eccesso e, alla fine, alla sconfitta. Al FESPACO il film ebbe grande successo, perché il pubblico vi riconobbe figure come Idi Amin Dada e Bokassa. Il film attinge direttamente alla tradizione teatrale del Mali e al griot, il cantastorie popolare, politico e feroce, che dice le cose in modo chiaro e antiistituzionale. Sissoko aveva già stupito la critica internazionale nel 1986 con Nyamanton, presentato al FESPACO: un film che univa la forza emotiva del neorealismo a una comicità slapstick. Regista e uomo politico, è stato ministro della Cultura del Mali negli anni della stagione democratica del Paese. Oggi dirige la FEPACI e vive in esilio in Senegal, dopo che il suo partito è stato messo fuori legge.
- ore 17:45 La Mummia (Al-Mummia / La Nuit des Destins, 1969), di Shadi Abdel Salam (Egitto)versione originale con sottotitoli in inglese.
La Mummia nasce da un incontro singolare, quando Roberto Rossellini – in Egitto per girare uno dei suoi documentari sulla lotta dell’uomo per la sopravvivenza – scopre nel suo scenografo, Salam, un raro conoscitore dell’epoca faraonica. Legge la sceneggiatura, ne è colpito e si batte perché il governo egiziano la finanzi. Coinvolge Naguib Mahfouz, futuro premio Nobel per la letteratura, e insieme ottengono fondi pubblici: è la prima volta per un film egiziano di cultura e di qualità. Ne esce un’opera di grande sacralità, in bianco e nero e a colori, con dialoghi persino in arabo antico e ambientata nell’Alto Egitto, tra i trafugatori di tombe, che racconta una rivolta e un tradimento. Un giovane dice basta alla dissacrazione delle tombe degli antenati: quel patrimonio appartiene a tutti e va sottratto a una cricca mafiosa che da decenni si arricchisce, per avidità, svendendolo all’estero. Come già in Muna Moto, dove la dote è un valore simbolico che unisce famiglie e villaggi e non un prezzo da pagare, il film mostra una lezione tipica del cinema africano: non esiste una tradizione da accettare o rifiutare in blocco. Ci sono tradizioni orribili e tradizioni meravigliose, e il compito è abbandonare le prime e custodire le seconde.
Nuovo film studio – Fuori Festival: 19 novembre.
- Sambizanga (1972), di Sarah Maldoror (Angola) – con sottotitoli in italiano
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