Il debutto nel Centenario della morte di Sarah Bernhardt
Massimiliano Fasoli ha fortemente voluto la nuova produzione delle Femmine di Sem Benelli, ricordando anche Sennuccio Benelli, regista, drammaturgo e dirigente RAI, discendente di Sem Benelli, di cui è ancora visitabile a Genova il Castello, a Zoagli.
Dalla vasta letteratura di Sem Benelli e dell’epoca, emerge il ritratto di una condizione femminile forzata dalle condizioni del tempo, che si associa alla figura della femme fatale seducente e inaccessibile, come in ritratti sintetici o sineddochici.
Questa visione appartiene ad un’Italia che col Nuovo Codice di procedura penale, le restrizioni ed i divieti alle donne di partecipazione alla vita politica, se lascia inalterati i grandi miti, compreso quello di Sarah Bernhardt, o di Theda Bara (prima Vamp), vede i maggiori letterati in campo esprimersi in proposito.
E così il tema del sesso viene affrontato capillarmente, se ne affollano le menti, nell’incredulità letteralmente sospesa già dal Manuale di seduzione di Marinetti, ambasciatore e portavoce del governo fascista, all’inizio amico di Sem Benelli, che considera s il gentil sesso inferiore.
Le femmine di Sem Benelli

La pericolosità della seduzione sembra basata su un duplice fenomeno di attrazione e repulsione. È qui che tra le «vere madri italiane» glorificate da Mussolini e gli «orinatoi di carne» (Giovanni Papini), la modernità insinua un terzo tipo di donna, minoritario in termini numerici, ma dominante nel cinema, nel doppiaggio, alla radio e sulle riviste femminili, che era libera, disinibita ed elegante, perfino perversa.
La «donna di tipo tre», (U. Notari, 1929) «nuova creatura di sesso femminile, frutto diretto della macchina». Fuori dalla sfera domestica quindi nasce il falso mito di una femminilità perversa e malefica, proprio nel momento in cui l’industria cinematografica italiana non riesce a sopravvivere alla crisi economica post Prima guerra mondiale e le donne fatali svaniscono quasi completamente con la restaurazione del ventennio fascista.
Qualunque sogno di emancipazione dai ruoli sociali degli anni dieci scompare, ma sarà la testimonianza di Sem Benelli a tirare le conclusioni e fugare ogni dubbio.
Le femmine di Sem Benelli
Presentiamo al pubblico un nuovo spettacolo su una figura, quella di Sem Benelli, che discutibilmente è stata considerata minore a D’Annunzio, il cui titolo è ispirato dalla nipote di Sem Benelli Stefania Benelli.

Palazzo Ducale – Porticato Maggiore, martedì 26 settembre 2023, ore 20:30
Regia e adattamento: Daniela Capurro. Interpreti: Francesca Tripaldi, Nicolò Parodi, Valter Sarzi Sartori. Musiche: Filippo Zattini.
Si ringraziano Stefania Benelli e il Teatro Nazionale di Genova
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