L’intervista durante la “Cinemaratona 1” del DGF2025 (Offshoot)
Mohamed Challouf, pioniere del cinema panafricano in Italia, ha rivoluzionato la distribuzione cinematografica africana nel nostro Paese. Negli anni ’80 ha fondato le Giornate del Cinema Africano di Perugia. Questo evento ha segnato l’inizio di una nuova era e si è evoluto in festival milanesi e numerose altre iniziative culturali. Rappresentante internazionale di FEPACI, regista, documentarista, collaboratore in progetti di restauro della Cineteca di Bologna, ha dedicato la sua vita a far conoscere le voci del continente africano al pubblico italiano.
Roberto Silvestri lo ha intervistato durante il Dubbing Glamour Festival. L’incontro ha permesso di raccontare al pubblico genovese il suo straordinario percorso. Ne abbiamo parlato durante il lancio del programma nell’articolo “Rotte Cinematografiche: Africa e Mediterraneo” per far emergere un lavoro che continua ancora oggi.
LA NASCITA DELLE GIORNATE DEL CINEMA AFRICANO
A partire dagli anni ’80, Challouf ha capito che il cinema africano era quasi invisibile in Italia, dato che le sale cinematografiche non ne programmavano i film e la critica italiana ignorava questi capolavori ed ha deciso di cambiare la situazione fondando le Giornate del Cinema Africano di Perugia. Un evento diventato punto di riferimento nazionale. Registi, critici e appassionati si incontravano a Perugia, discutevano del cinema africano, partecipavano ad un festival che ha creato ponti culturali tra Italia e Africa.
Successivamente l’iniziativa si è espansa e sono nati festival milanesi dedicati al cinema panafricano e le collaborazioni con altre città italiane. Mohamed Challouf, che ha sempre lavorato per rendere accessibile questo cinema, ha organizzato proiezioni, dibattiti e incontri con registi africani. Il suo impegno ha formato generazioni di cinefili italiani e africani residenti in Italia sul loro patrimonio.
IL RUOLO FONDAMENTALE DI TAHAR CHÉRIAA NEL CINEMA AFRICANO
Tahar Chériaa è stato un regista e produttore tunisino ed ha creato la Federazione dei Cineclub in Tunisia. Nel 1966 ha fondato il Festival di Cartagine post-indipendenza (Journées du Cinema de Carthage). Ha promosso scambi cinematografici tra Nord e Sud Africa e si è opposto fermamente alla prospettiva coloniale europea. Voleva che gli africani raccontassero le proprie storie. Ha contribuito al lancio del FESPACO a Ouagadougou, che è diventato il festival più importante del cinema africano. Chériaa ha sempre insistito sul dialogo intra-africano. Credeva che gli africani dovessero parlare tra loro, e non solo con l’Europa o l’America. Ha lottato duramente per la distribuzione locale dei film africani perché i film africani venissero visti in Africa. Per questo è finito in prigione. Aveva chiesto quote obbligatorie per film tunisini e africani nelle sale locali ed il suo coraggio ha ispirato generazioni di cineasti.
LES DUPES: UN CAPOLAVORO CENSURATO DELLA STORIA ARABA
“Les Dupes” è un film fondamentale per la cinematografia mondiale di Tawfiq Saleh, che ha vinto il Tanit d’Or a Cartagine grazie a Chériaa. Il film critica duramente le responsabilità arabe nella Guerra dei Sei Giorni. La sconfitta del 1967 è stata devastante per il mondo arabo. Saleh ha avuto il coraggio di denunciare i tradimenti interni, soprattutto il tradimento marocchino legato al Mossad. Queste verità scomode hanno reso il film “controverso e scomodo”. Per anni è stato difficile vederlo. Il restauro in 4K della Cineteca di Bologna ha il merito di aver riportato il film alla luce. Mohamed Challouf ha ritirato il premio per questo restauro, sottolineando l’importanza di preservare queste testimonianze storiche.
CLAUDIA CARDINALE E I LEGAMI ITALO-TUNISINI
Roberto Silvestri incalza con le domande su Claudia Cardinale, che rappresenta un ponte tra Italia e Tunisia. Esordendo in Tunisia nel film “Les anneaux d’or” (regia di René Vautier e Mustapha Fersi), la Cardinale interpretava una donna velata. Questa scelta è simbolica, rappresenta la solidarietà italo-tunisina post-indipendenza, che in quel periodo storico aveva relazioni intense. I pescatori tunisini comprarono barche italiane coi gioielli (anneaux) delle donne e questo permise loro di continuare a lavorare. Il cinema di quel tempo documentava così questi momenti storici e la Cardinale è diventata il simbolo di questa amicizia.
DAHOMEY E LA RESTITUZIONE DEL PATRIMONIO AFRICANO
“Dahomey” di Mati Diop è un film straordinario. Ha vinto l’Orso d’Oro al Festival di Berlino. Mati Diop è la nipote di Djibril Diop Mambéty. Il film è stato programmato alle cinemaratone del Dubbing Glamour Festival per esplorare un tema cruciale: il ritorno di 26 manufatti da Parigi al Benin. Oggetti che erano stati rubati durante il periodo coloniale. Si documenta il viaggio dei manufatti verso casa e si denuncia il trattamento coloniale come sottocultura. L’Europa ha sempre considerato l’arte africana inferiore e la Diop sfida questa narrativa. Sottolinea la necessità di restituzione totale del patrimonio rubato. Migliaia di opere africane sono ancora nei musei europei, ma appartengono ai popoli africani. Un film che ha riacceso il dibattito internazionale su questo tema.
IL PREMIO ALLA CINETECA DI BOLOGNA E L’EREDITÀ DI MOHAMED CHALLOUF
Mohamed Challouf in questi giorni dirige il suo festival in Tunisia, dove continua la sua missione culturale. Ha ritirato il Premio alla Cineteca di Bologna offerto dal Dubbing Glamour Festival. Un riconoscimento che premia il restauro in 4K di “The Dupes”, che ha portato alla luce contenuti inediti della storia araba.
E anche Mohamed Challouf, pioniere del cinema panafricano in Italia, rimane un punto di riferimento, dimostrando col suo impegno come il cinema possa costruire ponti tra culture. Oggi più che mai abbiamo bisogno di queste connessioni. Il cinema panafricano offre prospettive essenziali sul mondo contemporaneo. Grazie a pionieri come Mohamed Challouf, queste voci raggiungono il pubblico italiano.
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